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Riscaldamento e defaticamento

 

Nella danza classica, come in tutte le discipline atletiche in cui è il corpo il principale protagonista, c’è bisogno di un buon riscaldamento prima di iniziare le lezioni quotidiane che precedono le prove dei balletti o gli spettacoli.

Anche quando si pratica danza a livello amatoriale è importante sapere che il “riscaldamento” non deve confondersi con “la lezione” di danza, la quale comprende: il lavoro alla sbarra, al centro, i salti e gli esercizi in punta.

Tale confusione è dovuta, probabilmente, ad un passaggio del testimone che ha fornito cattive informazioni nel corso del tempo.

Il riscaldamento avviene mediante esercizi specifici di allungamento e potenziamento. Il corpo umano ha una sua struttura fatta di muscoli e articolazioni e, soprattutto, di un sistema nervoso che riceve, analizza ed interpreta i messaggi e li re-invia alla periferia; pertanto ognuno di noi è diverso, quindi non per tutti può essere adatto il medesimo programma di riscaldamento.

Le fasi più comuni del cosiddetto ‘stretching’ possono avvenire mediante esercizi a terra, esercizi attivi e/o passivi, esercizi con attrezzi e macchine.

Nella fase di riscaldamento è fondamentale concentrarsi sulla respirazione e prendersi il tempo necessario per concludere il programma che ci siamo prefissati.

Nel momento in cui ci si mette alla sbarra inizia il vero e proprio lavoro  di codificazione della tecnica del balletto che nulla ha a che vedere con la preparazione fatta durante il riscaldamento. La lezione è lo studio della tecnica.

Alla fine dello sforzo fisico, sia esso rappresentato dall’intero spettacolo, che da poche ore di prova o dalle singole lezioni di danza, è più che mai indispensabile un lavoro di “defaticamento” che aiuti a riportare la muscolatura, le articolazioni e la mente, in una condizione di relax ottimale prima del riposo.

Sarebbe corretto, quindi, eseguire un programma di stretching e respirazione che coadiuvi l’ossigenazione del corpo.

Soltanto dopo il defaticamento può essere utile un buon bagno caldo con sale e aceto che aiutano a sopportare meglio i dolori provocati dalla produzione di acido lattico. Quest’ultimo varia: nei soggetti allenati dura fino a 30 minuti, negli amatori fino a 90. La fatica nelle ore successive è quella definita con l’acronimo D.O.M.S. (Delayed Onset Muscle Soreness), cioè l’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata; regredisce entro 96 ore ed in minor tempo tanto più il soggetto è allenato.

Maggiore è l’attenzione alle fasi di riscaldamento e defaticamento, più veloce sarà il recupero della forma fisica per affrontare una nuova giornata di lavoro!

By Mary Garret (Ph.Daniela Rende)

Si ringrazia Francesco Gandolfi (Fisioterapista) per la supervisione

(fisioterapiagandolfi@libero.it)





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