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Scandali: Disturbi Alimentari e abusi nel mondo del balletto

Il mondo del balletto, per molti visto come un mondo perfetto e intoccabile, torna a far discutere.

Dall’estero arrivano nuove denunce e scandali che fanno riflettere. Si parla di molestie sessuali e psicologiche per le quali alcuni direttori o maitres di prestigiose compagnie di balletto sono stati costretti a dimettersi.  Clicca su>  The New York Times

Ad attirare la nostra attenzione è una notizia che riferisce i racconti di alcune danzatrici che si sono ammalate anche di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) a seguito delle continue pressioni sul loro peso forma da parte degli staff artistici delle compagnie in cui lavoravano.

Riportiamo una traduzione del testo, invitando alla lettura dell’articolo originale che inseriremo in basso.

TRADUZIONE:

“Anche a me” – l’opportunità per un cambiamento.

La scorsa domenica il New York City Ballet ha terminato la stagione teatrale, che è stata alquanto agitata e infangata per le dimissioni del Maitre principale Peter Martins.

Martins ha lasciato la compagnia a Dicembre, per poi licenziarsi del tutto a Gennaio, dopo aver ricevuto denunce da membri della compagnia, in attività e non, con accuse di molestie sessuali e psicologiche. (Un’investigazione interna, che non sarà resa pubblica, non ha confermato le accuse)

Confermate o meno, le accuse riferite al City Ballet non sono affatto le uniche.

L’arte della danza è lesionata da norme distruttive. Sono pochi i professionisti o studenti fisicamente idonei. Nonostante ciò qualcuno soffrirà psicologicamente per i danni inflitti da una diffusa cultura del balletto che spesso vuole i ballerini sacrificabili o addirittura come corpi facilmente sostituibili.

Sono stato ballerino e poi coreografo per 10 anni. Ora, dopo aver lasciato da sei anni, sono scioccato per determinate caratteristiche di una cultura che prima consideravo normale. Nel mondo del balletto i disordini alimentari sono considerati ambizioni, i ballerini non hanno la certezza del lavoro e tantomeno l’abilità o il diritto ad esprimere un’opinione su come vengono trattati sul posto di lavoro.

Si, è difficile separare l’abuso culturalmente autorizzato e quello di basso livello, da una forma d’arte complessa.

Ho parlato con più ballerini possibili, dopo l’espulsione di Martins, una dozzina circa, per poi delineare questa distinzione.

Le conversazioni hanno confermato ciò che sospettavo sulla base della mia stessa esperienza e cioè che le donne subiscono decisamente più fallimenti nel mondo del balletto, sia perché molti Direttori di Compagnie sono uomini e sia perché l’idea di bellezza arcaica nella danza è l’estrema magrezza.

La prima ballerina della compagnia Megan Fairchild, che è stata testimone in difesa di Martins, ha dichiarato che il suo ex responsabile è stato discreditato ingiustamente per una pratica dura ma non offensiva.

“Riguardo ai problemi relativi al fisico ed all’estetica del balletto, credo che Peter sia stato accusato per qualcosa che è una realtà nel mondo del balletto e gli standars che noi tutti cerchiamo di ottenere sono alti.”

Questa è stata la sua risposta in difesa alle accuse di Martin per aver costretto i ballerini a perdere peso.

Ha sostenuto anche che:

“I ballerini devono essere in forma come degli atleti olimpici, questo è estenuante e non tutti possono farcela.”

Diversi ballerini, inclusi coloro che hanno lavorato in compagnie con più di 50 artisti nel corpo di ballo, cioè la categoria più bassa della compagnia, hanno confermato dichiarazioni simili e cioè che il balletto ha in sé demoni necessari alla carriera e che coloro i quali non riescono a sopportarlo accuseranno il mondo del balletto o il loro direttore.

C’è qualcosa di vero in questo punto di vista, ma non è di certo tutta la storia.

Conosco fin troppi ballerini con un talento imparagonabile, forza e capacità che sono stati vittime di abusi psicologici, ignorati quotidianamente e trattati senza dignità.

Prendiamo l’esempio di Lauren Fadeley che è entrata a far parte della compagnia quando aveva 16 anni e che ha danzato nel corpo di ballo sotto la direzione di Martins. Lei ha descritto una situazione allarmante riguardo all’essere stata assunta in un età vulnerabile quando la rimproveravano per il suo fisico e per essersi infortunata, e questo la fece sentire inutile e impotente come essere umano.

Tutta la voglia di far parte della compagnia fu mitigata quando Martins e altri suoi colleghi le facevano “discorsi sul grasso”, così li chiamano Fadeley e gli altri colleghi, e questo l’ha spinta ad un’ ossessione per la dieta e l’allenamento .

Diventò estremamente magra, persino per i criteri delle ballerine. In età adolescenziale questo può portare all’osteopenia, una malattia che indebolisce le ossa, ed è stato così che Fadeley si fratturò un piede. Quando lo comunicò a Martins, stando di fronte a lui con le stampelle, racconta  che  lui  si irritò e non tenne per nulla in considerazione il suo stato di salute.

E’ facile poter pensare che un uomo in carica possa avere un approccio crudele nei confronti del peso forma delle donne e degli infortuni (Martins era il maitre che aveva l’ultima parola su chi ingaggiare o licenziare in compagnia e su quale coreografo dovesse creare/lavorare con la compagnia).

Fadeley ed altri hanno accusato anche un’ insegnate, che durante le prove in sala e soprattutto nei confronti delle donne, andava a rinforzare questo pericoloso modo di pensare:

“Non possiamo farti andare in scena così… è il tuo corpo. Fai qualcosa, ma non digiunare come la scorsa volta”

Durante il periodo di convalescenza, lei sostiene che un’altra insegnante la fermò nel corridoio facendole notare di essere aumentata di peso e dicendole “Non potremo lasciarti andare sul palco così” .

Fadeley concordò mostrando lo stivale ortopedico ma l’insegnante le rispose “No, si tratta del tuo corpo, sistemalo ma senza digiunare come la scorsa volta !”

Quello fu il momento decisivo in cui Fadeley decise che non si sarebbe più lasciata trattare senza dignità. Lasciò la compagnia dopo due anni e si iscrisse all’Università dell’Indiana dove ha proseguito con i suoi studi nella danza. Riferisce che vivere nel “mondo reale” l’ha aiutata a recuperare il suo equilibrio fisico e mentale.

In seguito è diventata prima ballerina del Pennysilvania Ballet e attualmente è solista presso il Miami City Ballet.

A differenza di Fadeley che è riuscita a prendersi cura di sé stessa prima di essere danneggiata pesantemente, non tutti sono stati così fortunati.

Ashlee Knapp Stewart è entrata in compagnia del New York City Ballet all’età di 15 anni dopo aver trascorso due anni nella scuola altamente competitiva dello stesso teatro. Io ero in scuola con lei e ricordo che veniva trattata come se fosse una grande stella della danza.

Dopo essere entrata in compagnia, Stewart, insieme a tutte le altre ballerine assunte in compagnia quando erano adolescenti, si è sforzata di mantenere il proprio corpo da adolescente che il balletto richiede anche in età adulta. Divenne talmente debole e magra per via dei disturbi alimentari, che si ammalò. Nonostante ciò ha perseverato sette anni, continuando ad alternare infortuni e fluttuazioni con il peso forma.

Infine avvisò Martins che lei non avrebbe potuto continuare in questo stato “Lui mi rispose che aveva voluto testarmi per vedere se annegassi o se invece nuotassi, perché questo è quello che fa con tutti i ballerini che sembrano essere delle stelle promettenti: Sei annegata! mi disse”

Improvvisamente la sua vita, nei sette anni successivi, si incentrò sul compiacere Martins anche se per lui, lei era solo un talento qualunque su cui testare i suoi canoni. Dopo aver lasciato la compagnia ci sono voluti due anni prima che si sentisse a suo agio in una sala ballo. Oggi è un’insegnante di danza classica.
Stewart è stata attenta nel non colpevolizzare Martins per la sua esperienza al New York City Ballet; lei vede le sue sofferenze come il sintomo di una cultura del balletto fallita dove i ballerini restano bloccati nella disparità con chi ha il potere e non hanno alcun voce in capitolo.

In realtà, ho chiesto a molti danzatori di descrivermi la combinazione tossica rappresentata dal “criticismo” che molti Direttori di Compagnie hanno nei confronti del peso dei ballerini e la cultura che li induce a negare qualsiasi trattamento terapeutico.

Rebecca Azenberg, che ha danzato con il Pennsylvania Ballet dal 2003 al 2010 ha dichiarato che il direttore Roy Kaiser non era soddisfatto per il suo aumento di peso (secondo lei si trattava di circa 2.5 kg). Lui la tolse dal balletto che avrebbe dovuto ballare, accusandola del fatto che non era bello vederla in scena con quel costume e cioè una tutina attillata (Leotard). Allo stesso tempo le aveva permesso di danzare in un altro ruolo più caratterizzato, sempre in tutina attillata, all’interno dello stesso balletto.

Non è successo perché io non fossi in forma per potermi esibire ma semplicemente perché era il suo modo di punirmi per non aver soddisfatto le sue richieste”. ha dichiarato Azenberg. “Non ho voluto precisare la totale assenza di logica nella sua scelta, perché come ballerina sono stata indottrinata a non parlare.”

Se queste indignazioni non sono sufficienti a tenere in considerazione quanto potere abbiano i Direttori e il Personale e che i ballerini sono trattati come se non fossero indispensabili, si otterranno conseguenze molto più disastrose.

Un’altra ex ballerina del Pennsylvania Ballet, solista che ha terminato nel 2013 e ha chiesto l’anonimato per condividere informazioni personali, ha passato i suoi primi anni in compagnia sotto la costante pressione dello staff artistico sul perdere peso. Lei dice di aver provato a digiunare ed allenarsi ossessivamente, ma che non perse peso a sufficienza per soddisfare le loro richieste. Un membro del personale artistico le disse che sarebbe stato meglio se avesse lasciato la danza perché lei era il tipo di ballerina che avrebbe dato priorità a rimanere incinta piuttosto che occuparsi della sua carriera. Successivamente, Kaiser e lo staff artistico le chiesero se lei prendesse la pillola anticoncezionale e lei rispose di si.

“Mi hanno detto di interrompere la pillola perché era la causa del suo aumento di peso” . Lei racconta di aver chiesto loro un po di tempo per provare più tipi di compresse anticoncezionali, ma le fu detto : “Le possibilità in compagnia saranno presto limitate”. Molti ballerini in compagnia vengono assunti con un contratto di un anno e ciò voleva dire che se lei non avesse soddisfatto la loro richiesta, sarebbe stata licenziata.

Smise la cura di anticoncezionali e rimase incinta all’età di 20 anni. Il padre è l’allora fidanzato e l’attuale marito con il quale ora ha tre figli. Alla fine della sua prima gravidanza, racconta “Non ho preso nessun periodo di maternità perché temevo di perdere il lavoro”. Il dolore è ancora presente nella sua voce. Quattro ballerini che danzavano in compagnia con lei hanno confermato di aver udito le richieste da parte del personale riguardo all’interruzione dell’anticoncezionale e che poi seppero anche di un suo aborto.

Nè il New York City Ballet né il Pennsylvania Ballet può dire qualcosa di specifico sui membri della compagnia per il rispetto della Privacy, ma hanno dichiarato di assicurare un ambiente di lavoro libero dalle molestie.

Il City Ballet dice di procedere con i dovuti accertamenti sul personale, riguardo alle questioni sollevate dai ballerini.

Nella compagnia del Pennsylvania Ballet, Kaiser ed il suo personale artistico sono stati sostituiti nel 2014. Kaiser è attualmente Direttore del Nevada Ballet Theater, si è rifiutato di commentare quest’articolo.

Dopo una stagione tumultuosa il NYCB è ora sotto la direzione artistica di una commissione interna che comprende tre ballerini della stessa compagnia ed un coreografo residente e solista: Justin Peck.

La compagnia è stata per lungo tempo sotto l’influenza dei Direttori Artistici di compagnie internazionali. Il suo repertorio originale (che comprende i lavori del fondatore George Balanchine e Jerome Robbins, Christopher Wheeldon, Peck e Martins) viene esibito in tutto il mondo. L’unica speranza che il New York City Ballet avrebbe, sarebbe di approfittare di questo momento di squilibri e diventare un modello per tutte le compagnie di danza del mondo.

I Direttori dovranno sempre fare  scelte che per i ballerini sono difficili da comprendere. Nonostante ciò ci sono molti posti in una compagnia e molta gente che sogna di poter ballare.

La danza è, secondo il pensiero di Fairchild, un’arte complessa che richiede molti sacrifici dall’artista. Non c’è alcuna ragione che non possa essere affrontata in maniera tale da non compromettere la dignità del ballerino.

Per precisare ha dichiarato : “ Tutti coloro che sono al comando di una compagnia sono stati ballerini in passato. Come è possibile dimenticarsi così velocemente di come ci si sente?”.

(Articolo scritto da Avichai Scher , ex ballerino, coreografo e direttore di Avi Scher&Dancers. E’ giornalista, libero professionista e studente presso la CUNY Graduate School of Journalism and Future Media Leaders.)

Traduzione a cura di Vincenzo Germanotta Drogo e Mary Garret (Ph. Irene Rizzotti)

Articolo Originale:

https://www.huffingtonpost.com/entry/opinion-scher-ballet-harassment-abuse-weight_us_5a99c258e4b089ec353a3e27?ncid=engmodushpmg00000003





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